23 agosto 2006

Dunque le vacanze.
Annualmente agognate, desiderate, attese, volute, programmate, pianificate, prenotate, "caparrate" (nel senso del pagare la caparra...). Succede qualcosa che ti fa cambiare i piani, i programmi, le intenzioni. E, sinceramente, non te ne frega un cazzo...
Ti vergogni un po' a dirlo ma... insomma... la Grecia... cioè... insomma... umh... cioè... staresti a casa volentieri, ecco... così... contemplativo.

Però ti vergogni a dirlo; anzi, fai anche un po' lo sbruffoncello... "Manovedraiandràtuttobenissimo" e "Nontipreoccuparesecondomenoncisarànessunproblema" e "saràfantasticostupendissimomeraviglioso" eccetera eccetera...

Allora si va... Non solo: si becca mare forza 5 (che vuol dire che la barchetta oscilla non poco...) amplificato dal fatto che le comode poltrone erano al ponte sette di nove... Roba che guardavi di sotto e ti sentivi piccolo... Nel cuore della notte, tra il russare di un camionista turco e la spocchia di un turista milanese, contemplando la MiaMetàDolce ed il MisteroCheViveInLei dormire bellamente (questo non è mai stato un problema...) a pancia in giù sdraiata per terra, ti sorge un dubbio:
"E tutte queste vibrazioni ed oscillazioni... quali effetti avranno?"

Il dramma.
Un attimo e sono io che vago scavalcando corpi dormienti (e non proprio beneodoranti...) provenienti da un po' ovunque alla ricerca della saletta internet. A quale cazzo di ponte era... Sette? Sei? Dieci? L'abbiamo vista mentre andavamo al self-service per la cena... Vaffanculo... Ci sono solo in giro donne delle pulizie ungheresi o magiare o albanesi o... Come cazzo faccio a chiederlo a loro... Troppe "s" e troppe"z" nelle loro lingue per essere imparate da un romagnolo... Poi la trovo (naturalmente al ponte otto...) -bella con tutti i suoi pc accesi- giusto in tempo per scoprire che è sì aperta ma le tessere prepagate per accedere si comprano solo al DutyFree che è chiuso da almeno quattro ore (essendo le tre del mattino...). Ma io ho bisogno... Io devo entrare nella rete... Devo trovare questa informazione... Ho bisogno di Google... So già cosa scrivere per la ricerca... In italiano "vibrazioni gravidanza danno" ed in inglese "vibrations damage pregnacy" (forse)... Come faccio? Ho detto che ho bisogno di Google! Allora, come si faceva una volta quando le cabine pubbliche del telefono funzionavano a gettoni, vado in giro a spingere il bottoncino del resto, a cercare qualche spicciolo, una tesserina semi esaurita che qualcuno ha lasciato lì travolto dal troppo sonno, qualcosa che mi possa permettere di fare questa cazzo di ricerca per capire quali cacchio di rischi sta correndo mio figlio, mia figlia, mia moglie...
C'è uno, vestito tipo con una camicia aperta fino all'ombelico ed i jeans un po' scesi ed un paio di zoccoli bianchi di quelli che in Italia portano solo le infermiere di una certa età (perché quelle giovani li portano verdi oppure gialli...). E' evidentemente ubriaco. Un po' il rollio della barca ed un po' il beccheggio delle birre, barcolla venendomi incontro e si appoggia ad una statua dorata di dubbio gusto (forse un Ercole che sostiene il mondo, ma non ricordo). Mi guarda e dice: "Italiano? Problema?".

Lui. A me. Lui che probabilmente dormirà con la faccia appoggiata contro l'acquario che è vicino al bar.

E io: "Problema? No no...".

Patetico. C'è evidentemente un problema. Il problema sono io che devo stare un pelino più tranquillo. Un po' più calmo.

"Nonlofacciopiùnonlofacciopiùnonlofacciopiù...." penso, mentre mestamente e con le mani in tasca torno a vedere com'è bella la MiaMetàDolce che mentre dorme si tiene la pancia.

22 agosto 2006

Sì... C'è voluto un po' di tempo prima di ritrovare il coraggio di scrivere qui... Esattamente 15 giorni. Due settimane. Ed io che mi ero detto che questo voleva essere un diario giornaliero...

In mezzo c'è stato di tutto. Andata per le vacanze, gestione delle vacanze, trasferimento durante le vacanze, cambio di programma durante le vacanze, sospensione delle vacanze, rientro dalle vacanze, paura paura para, grande paura, sollievo, gioia "inquinata", giorni meravigliosamente vuoti, rientro al lavoro, lontananza...

Ho subito una sorta di "intasamento emozionale".
Troppe emozioni che hanno congestionato il traffico dallo stomaco al cuore al cervello, dall'istante alla memoria, dall'effimero al mio desiderio di eternità che questo diario vuole rappresentare.

Proverò per passaggi successivi a cercare di fissare tutto, prima che vada perso definitivamente.

P.s.
Mi è stato comunque utile. In barba alla linea editoriale di questo blog, mi ha fatto rendere conto che, nonostante la mia presuntuosa mania grafomane, non riuscirò a focalizzare tutto all'istante, proprio come lo sto sentendo. Anche solo il fatto di farlo passare dallo stomaco al cuore al cervello alle dita lo rende già un'altra cosa.

07 agosto 2006

Sorrido a rileggere "Che fatica diventare grandi...". Io, un metro e novanta per novanta chili...
Accanto a me c'è qualcun* che cresce di migliaia di cellule al giorno... Che in un paio di settimane ha messo in piedi un cuore e l'ha fatto funzionare... Roba che io non riesco nemmeno ad immaginare... Che...

Per la serie "I grandi quesiti della vita" va ora in onda:
Riuscira' tutta questa cosa che sta succedendo a spostarmi un po' dal mio egocentrismo?
Permangono occasionali discussioni con la Mia Metà Dolce... Chiamiamole scosse di assestamento... Seguite da momenti di una dolcezza assoluta...

Che fatica diventare grandi...

03 agosto 2006

Siamo in procinto di partire. Tra un po' si prende il treno.
Ieri sera c'è stata una media discussione sul tema dell'organizzazione delle vacanze con la Mia Metà Dolce che quando vuole sa pungere proprio bene (ma questo lo si sapeva già...). Ad un certo punto ha detto: "Sei capace di renderti conto che non possiamo fare le cose che facevamo prima!?!". La mia scelta, tra le infinite possibilità, è stata di scappare. Sono uscito di casa. La frase mi ha toccato, e non poco.
Non tanto per il fatto che che mi renda conto o meno delle future diversità (cosa che a me sembra inevitabile, necessaria, per certi aspetti anche gradevole), quanto per quel "Sei capace". Quella coppia di paroline mi ha interdetto, ammutolito, spaventato. Sarò capace? Sarò in grado? Sarò abile quanto basta?
Sono consapevole che sono domande mediamente inutili, senza possibili attuali risposte. Ma atterriscono ed immobilizzano.
Non ho nemmeno salutato i buoni amici.

P.s.
Se avessi deciso di mettere i titoli a questi pensieri, quello del presente sarebbe stato una roba tipo "Costanti domande sul tema dell'inadeguatezza"